
IL PARCO NATURALE
FANES - SENNES - BRAIES

NEL MONDO DELLE LEGGENDE
Prima che vi giungessero uomini come noi, le Dolomiti sarebbero state abitate da cavernicoli,
selvaggi e nani insieme ad esseri favolosi, capaci di assumere apparenze diverse. Altri esseri
misteriosi abitavano nei laghi, fra le rocce scintillanti e multicolori del fondo.
Del resto non è affatto sicuro che tutti quegli esseri chiamati Salvans e Ganes, che le streghe ed i nani
non esistano più. Probabilmente, anche se nessuno li incontra più, si nascondono ancora fra gli
anfratti e fra le radici contorte, poiché nelle Dolomiti resteranno sempre angoli remoti, in cui l'uomo
non metterà mai piede. Solo una cosa è certa: quegli esseri sono antichi come la fantasia degli uomini
e quindi le creature fiabesche esistono, da quando gli uomini vennero ad abitarvi. Nelle lunghe ore
buie l'uomo diede libero corso alla fantasia e si creò un immenso tesoro di miti. Le raccolte di saghe
e leggende delle Dolomiti sono voluminose.
Il regno dei Fanes
Lassù sulle alte Conturines, dove ora ci sono solo cespugli e rocce, in un'arena che ancora oggi porta
il nome di Parlamento delle Marmotte, tanto tempo fa c'era un regno incantato con città e villaggi e
campi coltivati. Questo paese si chiamava Fanis e i Fanes erano i suoi abitanti.
Fanis aveva valli e montagne, ruscelli e laghi e boschi ed era molto vasto. Il popolo dei Fanes aveva
una regina che abitava nel castello sulle montagne, difeso da tre cinte di mura. I Fanes erano gente
pacifica e saggia e le marmotte erano loro alleate. I popoli limitrofi raccontavano che i Fanes erano
diventati grandi proprio per questa alleanza che era diventata un segreto che i custodi rivelavano solo
alla nuova regina, come dono nel giorno delle sue nozze. L'ultima principessa dei Fanes sposò un
principe straniero e, venuta a sapere quanto umili erano le origini sulle quali si basava il grande
regno, non ebbe il coraggio di rivelarlo allo sposo.
La principessa si rifiutò di regnare e così il
principe straniero fu eletto re dei Fanes. Un giorno il re, andando a caccia sul Nuvolau, riuscì a
prendere un aquilotto, ma dal cielo piombò su di lui un'aquila con il becco di fuoco e gli artigli d'oro.
Dopo una dura e alterna lotta l'aquila disse: "Ridammi mio figlio e farò di te il re più potente della
terra delle montagne". Il re acconsentì e l'aquila propose un patto di alleanza che si sarebbe
consolidato con lo scambio dei gemelli. L'aquila era in verità il re di un'isola lontana, quella degli
uomini da un braccio solo. Dopo qualche tempo nacquero nel castello due gemelle, Dolasila e
Luianta. La mattina dopo al posto di Luianta si trovava nella culla una bianca marmottina.
La regina
proibì alle balie di farne parola con il re. Qualche giorno dopo il re disse alla regina di voler portare
le gemelle su un'alta montagna per presentarle al Sole, signore di tutte le vite. Egli fece chiamare uno
scudiero e gli ordinò di portare le gemelle ai piedi del Nuvolau, dove sarebbe arrivata l'aquila a
scegliere una delle gemelle. Alle donne avrebbe raccontato che una delle bambine gli sarebbe stata
rapita sulla strada del ritorno. All'alba lo scudiero galoppò con le gemelle bene avvolte nelle coperte,
in modo che nessuno le potesse vedere, verso i confini della terra dei Caiütes arrivando verso sera al
Nuvolau. Ad un tratto arrivò l'aquila con gli artigli d'oro, prese dal cesto la più strana delle gemelle e
si levò in volo. Arrivata quasi in cima si posò su una roccia aprendo le ali e il becco.
In quel
momento la marmottina scappò nascondendosi in una fessura della roccia. Lo scudiero stava
rientrando al castello, quando sentì l'urlo di Spina de Mul, un maestro stregone con l'aspetto di un
mulo mezzo putrefatto. L'urlo selvaggio faceva impazzire chi lo ascoltava. Lo scudiero trascorse la
notte assieme ai guerrieri dei Fanes che controllavano i confini. Ad un tratto udirono dei passi. Si
avvicinò un giovane che veniva dal paese dei Duranni a guadagnarsi con le sue avventure il nome di
guerriero. Il giovane Duranno era curioso di sapere chi era Spina de Mul che aveva rubato ai Fanes la
pietra Raieta che era il loro più grande tesoro.
E Spina de Mul venne. Il coraggioso Duranno lo colpì
al cranio con una pietra e lo stregone cadde urlando per terra. Spina de Mul tentò di scappare, ma il
guerriero Duranno seguitava a colpirlo e per il suo gesto eroico fu chiamato Edl de Net (occhio della
notte), quello che può colpire di notte. Nella lotta Spina de Mul aveva anche perso la Raieta. Uno dei
guerrieri dei Fanes si rivolse a Edl de Net dicendo: "Ora sei veramente un grande guerriero. Ti sei
guadagnato il tuo nome combattendo contro una forza sovrumana e sei entrato in possesso della
pietra, che è il più grande tesoro dei Fanes. Qualsiasi cosa chiederai nel regno dei Fanes ti verrà
data." Mentre tutti osservavano la pietra misteriosa, Dolasila si
mise a piangere e a urlare. Edl de Net le mostrò la Raieta e come per incanto la bambina si calmò
afferrando ben stretta la pietra preziosa. "Se questa è la vostra principessa", disse Edl de Net, la pietra
è sua e io gliela restituisco".
Lo scudiero ritornò al castello e narrò alla regina che la seconda gemella
gli era stata rubata, ma la regina non rispose. Al re, invece, raccontò come si erano svolti i fatti. Una
sera, mentre il re dei Fanes cavalcava verso i pascoli di Senes, scese dal cielo l'aquila con gli artigli
d'oro e mantenendo il patto lasciò a terra un giovane aquilotto. Il re lo prese e cavalcò verso il
castello, ma cadde in un dirupo e si accorse che non aveva più l'aquilotto. Desolato si diresse verso la
reggia. Qui lo aspettava una bella notizia: la regina aveva messo al mondo un principe. Il bambino
era bello e forte, ma aveva un braccio solo. Il re organizzò una grande festa e sulla torre dei Fanes
fece ammainare la bandiera delle marmotte e alzare una bandiera con un'aquila rossa in onore del suo
forte alleato.
Un giorno il re udì un vecchio cantastorie parlare dello splendido regno sotterraneo degli Aurona e ne
fu molto impressionato. Il racconto del cantastorie lo aveva cosi infiammato che si mise subito a
cercare l'Aurona. Venne a sapere di un lago sopra Canazei; era il Lago d'Argento, dove la gente
pensava fosse nascosto un immenso tesoro. Il re vi si diresse con Dolasila e con il suo seguito. Si
scavò e si scavò a lungo e un giorno un soldato del re trovò in una caverna dei gioielli preziosi e una
scatolina d'argento che conteneva una pelliccia bianca come la luna e un po' di polvere grigia. Dalla
caverna uscirono tre nani che supplicavano il re che non venisse loro portato via il tesoro. Il re non
dava loro ascolto, ma Dolasila ebbe pietà, tornò indietro e restitui ai nani la scatola. Questi sorrisero
e la pregarono di seguirli fino al lago e di gettarvi la polvere grigia, perché loro non potevano farlo.
Così il tesoro sarebbe fiorito dal fondo del lago e i nani sarebbero stati liberi. Questi regalarono a
Dolasila la pelliccia dicendo: "Dalla agli artefici che te ne facciano una corazza. Cosi diventerai una
guerriera invincibile. Ma quando la corazza cambierà colore diventando rossa come il tramonto sulle
Dolomiti, allora non scendere in battaglia." Tornati al castello uno dei più vecchi maestri tirò la pelle
di
marmotta cosi sottile da farne una corazza leggerissima, ma molto resistente. Con l'argento che non
finiva mai gli artefici fecero un arco per la guerriera e dodici trombe che avevano un suono
meraviglioso. Dopo qualche tempo il re tornò al lago per vedere, se era fiorito come avevano
promesso i nani. L'intero lago era coperto di canne d'argento. Uno degli scudieri tagliò dodici
canne per farne tredici frecce per l'arco di Dolasila.
Le frecce erano cosi potenti e precise che il re
fece tagliare tutte le canne per avere frecce per tutte le guerre. Il re aveva dimenticato l'Aurona, ma
fu preso dalla febbre delle battaglie. Accanto a lui cavalcava Dolasila, orgogliosa della sua bianca
armatura, del suo arco e delle sue frecce. La sua prima vittoria fu festeggiata a Plan de Corones,
perché li la principessa Dolasila fu incoronata guerriera. Un giorno, dopo una sanguinosa battaglia, la
principessa era triste e pensava al suo strano destino che la portava a dare la morte, contro la sua
sorte di donna. Nonostante avesse sognato che le tredici frecce le avrebbero portato sfortuna,
Dolasila continuò a combattere e a vincere.
Le imprese di Dolasila e la rabbia per aver perso la
Raieta
turbavano Spina de Mul. I Lastoieres che aveva istigato contro i Fanes erano stati vinti e umiliati da
Dolasila. Spina de Mul cercò alleati contro il regno dei Fanes, ma la stella dei Fanes brillava alta: sia
i Landrins sia i Caiütes furono sconfitti. Allora Spina de Mul andò a cercare il principe dei Duranni,
quell'Edl de Net che lo aveva sconfitto una notte sotto il Nuvolau riuscendo ad infiammarlo con i
racconti della superbia del re dei Fanes e della bellezza di Dolasila. Edl de Net partecipò alla guerra
contro i Fanes mettendo, però, una clausola: Dolasila doveva essere salvata. Gli alleati si riunirono
presso il Boite. Anche i Fanes si prepararono alla battaglia. Per la prima volta scendeva anche in
campo il principe da un braccio solo.
Dal cielo scese una grande aquila con il becco infiammato e gli
artigli d'oro. Fanes riconobbero ora il loro animale totemico. Per la battaglia fu scelta la pianura di
Fiames. Accanto a Edl de Net apparve Spina de Mul travestito da guerriero. Ad un tratto si udirono
gli squilli delle trombe d'argento dei Fanes. Alla testa dei suoi guerrieri apparve Dolasila. Dopo
aver sbaragliato prima i Peleghetes e poi i Lastoieres la principessa si dirigeva fulgida come il sole
verso i Duranni mentre Edl de Net fissava abbagliato Dolasila. I due giovani si fronteggiarono
immobili, con le armi abbassate, perduti uno nello sguardo dell'altro. In questo attimo Spina de Mul
lanciò una delle sue frecce fatate e colpì Dolasila che fu sorretta dal principe Aquila e portata lontano
dalla battaglia. I valorosi Duranni furono vinti. Da una Aguana sulle sponde del Lago di Antermoia
Edl de Net venne a sapere che Dolasila era costretta a fare la guerriera e che spesso cavalcava fino ai
laghi a parlare con le Aguane per raccontare loro la sua pena d'amore per un guerriero che aveva
visto una sola volta. Gli disse anche che il destino dei Fanes era segnato e che Dolasila si trovava in
pericolo. Edl de Net pensò di salvarla, ma non sapeva come.
L'Aguana gli consigliò di rivolgersi ad
un
principe che si era fatto mendicante e questi lo mandò da Zicuta, la sorella di Spina de Mul, che
odiava il re dei Fanes, perché non l'aveva voluta in sposa. Sette giorni dovette aspettare, finalmente il
cielo si oscurò e la roccia si coprì di papaveri scuri come il sangue. Edl de Net vi si avvicinò e trovò
la strega Zicuta. Zicuta raccontò al nobile Duranno che il regno dei Fanes era condannato. In verità
ad Edl de Net non interessava il regno dei Fanes nè la sua storia e il suo destino. A lui interessava
solo Dolasila. "Sali sul monte Latemar", gli disse Zicuta, "e chiedi ai nani di fabbricarti uno scudo
tanto pesante che nessun altro potrà portarlo. Con questo scudo difenderai Dolasila". Un attimo dopo
era sparita e i papaveri divennero neri e si trasformarono in un mucchietto di cenere.
Dolasila giaceva ferita nel castello dei Fanes. Per proteggerla si sarebbe dovuto costruire uno scudo e
solo i nani del Latemar ne conoscevano la formula. Il re si recò sul Latemar e fu molto sorpreso di
trovare lo scudo già pronto. Il re fece portare lo scudo al castello, ma si capì subito che nessuno era in
grado di portarlo. Un giorno si presentò alla reggia un giovane straniero che sollevò lo scudo con una
sola mano. Il re lo assunse come portatore di scudo per proteggere Dolasila in battaglia.
I Fanes ripresero a combattere e a vincere. In prima fila cavalcava Dolasila, protetta dallo scudo
portato da Edl de Net. Grande fu la meraviglia del re, quando il giovane gli chiese la mano di
Dolasila. Il re superbo, fortemente ferito nel suo orgoglio, acconsentì soltanto quando il giovane
Duranno gli disse di essere un principe. Dolasila avrebbe voluto ritirarsi dal campo di battaglia, ma al
re le guerre non bastavano mai. Per essere il più grande re del suo tempo gli mancava ancora il regno
sotterraneo degli Aurona e per ottenerlo incominciò a tessere trame segrete con i popoli vicini. Cosi
cacciò Edl de Net dal suo regno.
Dolasila promise allo sposo di non scendere più in battaglia senza di
lui.
Nella reggia dei Fanes c'era confusione e sconforto. I nemici avevano dichiarato guerra e si erano
accampati vicino al Col di Lana. La regina chiamò Dolasila e la supplicò di salvare il regno. La
principessa non sapeva decidere: sacra era la promessa fatta allo sposo, sacre le parole di sua madre,
sacro il suo popolo, il popolo dei Fanes.
Dolasila aveva preso la sua decisione, ma il suo cuore era pesante come una pietra. Vagava sui prati
dell'Armentarola sperando di incontrare Edl de Net. Tornando verso il castello le si avvicinarono
tredici ragazzi brutti e arruffati. A Dolasila fecero paura e cosi donò le tredici frecce fatate ai tredici
piccoli demoni mandati da Spina de Mul.
La bianca corazza della principessa si fece scura come il sangue e Dolasila ricordò la profezia dei
nani; ormai sapeva che il suo destino era sognato. Cosi la principessa dei Fanes guidò il suo popolo
alla morte. Sul Pralongià si radunarono i Caiütes, i Cadubrenes, i Lastoieres, i Peleghetes, i Latrones
e gli Ampezzani. Tanti erano i popoli che il falso re era riuscito a raccogliere con l'inganno. Era quasi
giunto il mezzogiorno senza che la battaglia si risolvesse a favore dei Fanes o degli alleati. Dolasila
aveva l'armatura nascosta dal mantello, ma sulla sua fronte brillava la Raieta. Cosi tredici arcieri
Caiütes la riconobbero nella mischia e i tredici guerrieri colpirono Dolasila con tredici frecce fatate.
La principessa cadde trafitta dalle sue stesse frecce e invocando Edl de Net mori. La speranza del
regno dei Fanes era tramontata.
Il re dei Fanes se ne stava nascosto sul Lagazuoi ad aspettare il ritorno degli alleati. Improvvisamente
il re fu preso dalla nostalgia per la sua gente. Voleva tornare al castello ma gli alleati lo tenevano
prigioniero e tutti lo beffavano. Era un falso re che aveva tradito il suo popolo e come tale divenne
pietra. Il passo ai piedi del Lagezuoi si chiama ancora oggi Passo Falzarego.
Gli ultimi guerrieri Fanes erano riusciti a salvarsi nel castello sulle Conturines. Là la regina aveva
saputo della morte di Dolasila. Improvvisamente apparve vicino a lei una fanciulla vestita di bianco.
Era Luianta che la regina aveva dato per patto alle marmotte, sue segrete alleate.
La regina madre
seguì Luianta verso una caverna e chiese perdono per aver abbandonato il patto. Raccontò
dell'alleanza con le aquile e dello scambio della gemella marmotta. Le marmotte capirono,
perdonarono e accettarono di rinnovare l'antico patto. E Luianta condusse la regina nel Morin dai
Salvans, dove i pochi Fanes superstiti si rifugiarono in attesa di tempi migliori. Era questo un luogo
sotterraneo, dove i nani lavoravano l'oro e le marmotte passavano il loro sonno invernale.
I nemici avevano distrutto tutto quello che i Fanes avevano costruito e il regno, una volta cosi
fiorente, pareva un deserto.
Le tredici frecce le custodiva Spina de Mul e Raieta era nascosta in una
caverna custodita dagli orsi.
Una volta all'anno, in una notte di luna, una barca nera fa il giro del Lago di Braies. Esce da una porta
di roccia e si spinge sulle acque immobili del lago. Sulla barca siedono la vecchia regina e Luianta.
Attendono il suono delle trombe d'argento, attendono la grande ora, quando tornerà il tempo
promesso, il tempo in cui risorgerà nuovamente il regno dei Fanes.

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